AL MUSEO CARLO BILOTTI DI ROMA LA MOSTRA TENSE-INTENSE DI DOSER E KURT

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Quando la TECNOLOGIA è APPLICATA ALL’ARTE PER GENERARE STRAORDINARIE OPERE CONCETTUALI.

Un piccolo Museo, intitolato a un collezionista d’arte d’eccellenza scomparso nel 2006, l’imprenditore cosentino trapiantato in Usa, Carlo Bilotti, e immerso nel verde di Villa Borghese, alla vecchia Aranciera, dove intercetta turisti e romani a spasso nella natura.

Una piccola ma strepitosa collezione di opere contemporanee, da lui stesso donate al Museo – di cui diciotto del solo Giorgio De Chirico, più alcuni ritratti realizzati da Andy Warhol, Larry Rivers e Mimmo Rotella, tutti personali amici di Bilotti, e altre opere di Gino Severini e Giacomo Manzù – a cui negli anni se ne sono aggiunte altre, di Consagra, Dynys, Greenfield-Sanders e Pucci e che vengono impreziosite di volta in volta da mostre temporanee che si avvicendano tra loro e arricchiscono la visita di chi voglia farsi avvolgere da tanta bellezza.

L’ultima di queste mostre, allestita gratuitamente fino al 21 gennaio, è dedicata a due artisti concettuali di fama internazionale e punto di riferimento dell’arte austriaca, Barbara Doser e Hofstetter Kurt, insieme nel collettivo “Parallel Media” (di Kurt è possibile ammirare, a Vienna, un’installazione permanente nella stazione metro Wien-Mitte e una scultura ispirata alla proporzione aurea nell’ottavo distretto).

“Tense-Intense” è il nome della mostra curata da Laura Carlotta Gottlob e promossa da RomaCulture e Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con il sostegno dell’Associazione Two Congruent Zero modulo Art and Science e, soprattutto, dei Ministeri della Cultura e degli Esteri austriaci.

Un’occasione unica per godere, a Roma, di opere straordinarie nate dall’uso particolare che i due artisti fanno delle nuove tecnologie, video e informatiche, con le quali riescono a sintetizzare i conflitti del mondo moderno, interno ed esterno a noi, su schermi, su quadri che sembrano dipinti, tanto son belli ed espressivi, pur essendo in realtà rielaborazioni grafiche di immagini e fotografie, e su installazioni, come quelle luminose, in cui giochi di luce ipnotizzanti si proiettano sulle pareti, su teli trasparenti, su pannelli, a ritmo di musica. «Un invito alla riflessione sull’intreccio e la simultaneità degli opposti, in cui la logica dell’aut-aut è annullata», dice la curatrice Gottlob. E in cui, in fondo, si incarna anche un insegnamento alle dinamiche della vita, in un rimando continuo dalla realtà al mondo astratto.

«Tense, come una forma di densità nella nostra arte basata sul tempo, e Intense, perché caratterizzata da intensità ed estensione», dicono i due artisti, che, con i media, traspondono appunto in un mondo «astratto di forma e suono, in cui opposti come razionalità e irrazionalità coesistono e si dissolvono, i fenomeni dell’essere nel mondo reale».

Il tutto è reso possibile da tecniche esse stesse moderne, originali e geniali, inventate da loro, come il Superpendulum Time Eyes di Kurt: dodici telecamere puntate al cielo, collocate in dodici Paesi del mondo, con dodici fusi orari diversi, che, collegate a internet, trasmettono sugli schermi di una sala il cammino del sole, come fossero “occhi del tempo” che consentono di vivere, nello stesso istante e nello stesso spazio, il giorno e la notte. Innovazioni che colpiscono soprattutto i più giovani, che con le scuole visitano il Museo Bilotti e “assaggiano” l’arte contemporanea, prima di scoprire l’Accademia di Arte Moderna, a pochi passi da lì.

«La mostra di Doser e Kurt è un’opportunità davvero eccezionale per noi – dice la direttrice del Museo Ileana Pansinoper poter ampliare la nostra già magnifica offerta aprendoci all’arte internazionale, di due artisti, peraltro, molto affermati e conosciuti nel campo dell’arte concettuale, che hanno già esposto in oltre 40 paesi nel mondo. Una fortuna, dunque, poterli ospitare, coinvolgendo e incuriosendo soprattutto i ragazzi, che restano rapiti da questo uso così particolare di tecniche moderne, a loro vicine, e si accostano al “processo di formazione delle emozioni”, più che alle emozioni in maniera impulsiva e diretta. Che è poi ciò a cui puntano i due artisti, credo riuscendoci con il loro originale modo di fare arte e con un uso sapiente del bianco e del nero». Un bianco e nero che, in questo caso, è, più che mai, ricco di sfumature. Da vedere.

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