L’essere – nel – mondo, il peso del nome

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La vita è sempre stata considerata un percorso di crescita volto all’indipendenza, all’ottenimento di quel senso di responsabilità che da sempre è visto come elemento fondante di una personalità adulta e matura. Una via in salita e a senso unico in cui ognuno di noi è spinto dai propri genitori, dalla propria famiglia che come al pirandelliano protagonista di “Uno, nessuno e centomila“ ambisce a facilitare la salita e lasciare un’eredità di equilibrio e serenità al proprio figlio. Tutti possediamo un’origine di cui non siamo padroni, un “essere” che dipende prettamente da chi lo ha creato e anche se provassimo a rinnegarlo, come molti delusi hanno tentato di fare, finiremmo per confermare la condizione della vita umana: la condizione del figlio. 

Nessuno di noi può venire al mondo senza venire al mondo come figlio, una condizione indipendente dalle nostre scelte che Heidegger riassume nel concetto di “dasein” ovvero dell’esserci e dell’essere gettato in una vita senza la consapevolezza di una provenienza e di una direzione ma solamente dell’essere e del “Befinflickeit” ovvero del “sentirsi gettato”. In questa tragica “caduta” l’uomo perde la sua caratterizzante autonomia, ora divenuta semplice apparenza. Ognuno di noi è un mero “progetto gettato” che si posiziona ben lontano dalla considerazione “degli altri”. Per il filosofo “esserci” significa “essere con” ma è il rischio più grande a cui l’uomo va incontro, quello della conformità. Siamo destinati a morire soli, dice Heidegger, ciascuno muore solo e nessuno può morire per l’altro, certo può sacrificare la propria vita ma non morire poiché la morte è un’esperienza personale, la possibilità estrema di non poter più esserci accettando la nostra temporalità e finitezza. 

Per quanto si vogliano allontanare gli altri non possiamo esonerarci dal pensare che ognuno di noi è fatto di parole e che lo si voglia o no, parole degli altri. Il nome proprio, il nostro nome, che ci connota con tutte le nostre particolarità, ha una importanza unica ed è la prima parola “scritta” su noi stessi, una parola scelta non da noi. Edipo, figlio di un padre che ha ucciso, moglie di sua madre e padre dei suoi fratelli, non sa di fuggire da un destino scritto nel suo nome e di cui è ostaggio, non sa di aver commesso un parricidio e di essere innocente in quanto la sua colpa non è nelle intenzioni ma, appunto, nel suo destino. Questo è il peso del nome, quel peso che porterà Vitangelo Moscarda ad aprirsi agli altri e scoprire che la vita non è un percorso volto all’essere indipendenti ma è un percorso volto al riconoscere il proprio “io”, la propria identità vista non solamente dai nostri occhi ma attraverso quelli altrui. 

Oggi più che mai il concetto di fratellanza e di unione sono al centro del dibattito religioso e morale, una dura prova in un’epoca di lontananza fisica a tutela della vita, una tragica distanza che induce a dimenticare il non essere soli. Papa Francesco scrive «Voglia il cielo che alla fine non ci siano più “gli altri”, ma solo un “noi”. Che non sia stato l’ennesimo grave evento storico da cui non siamo stati capaci di imparare». Nella stessa espressione di interdipendenza parlava Epicuro della creazione del mondo grazie allo spostamento che subisce la caduta verticale degli atomi delle gocce di pioggia, in modo tale che una goccia influenzi l’altra e così via. Ebbene nessuno di noi è un “ens causa sui” ma siamo tutti spostati dallo stesso vento, siamo tutti gocce solitarie della stessa pioggia, a volte portati ad unirci per formare forse un chicco di grandine, a volte destinati a procedere diretti fino a terra, a volte a diventare un fiocco di neve progettando la nostra esistenza non nella fuga ma in questo raccoglimento oscillatorio pensando alla nostra temporalità e finitezza per poi ritrovarci tutti insieme sullo stesso suolo. 

Di Francesco Roberto Innocenzi 

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Francesco R. Innocenzi

Mi chiamo Francesco Roberto Innocenzi, sono nato a Roma e studio Giurisprudenza. Dall’età di 14 anni mi impegno nel sociale e, fedele ai principi dell’etica, mi appassiona promuovere la Cultura in ogni sua forma!
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